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sabato 22 febbraio 2014

Bergenia: di moda no, romantica sì.

 Così come siamo noi, 4 romantiche curiose di tutto, tranne che delle mode...

 Non avevo intenzione di dare risalto alla Bergenia... Troppo poco interesse intorno a questa pianta, troppo lontana dai giardini leggeri che piacciono tanto adesso, troppo rimando alle aiuole delle nostre nonne, troppo vecchiume. Poi l'ho vista fiorita, sul terrazzo, prima fra tutte le fioriture, sfrontata e luminosa, non è una meraviglia?


 E a dirla tutta, credo che non stonerebbe l'accostamento ad una spumeggiante graminacea. Anche quando sarà sfiorita, con le grandi foglie carnose tappezzanti. Io l'ho affiancata alla Lavanda ed è già uno spettacolo! Per il suo portamento prostrato, nel mio terrazzo ha la funzione di schermare la vista di alcuni vasi che contengono piante più alte. Mi piace occultare il più possibile i vasi usando piante ricadenti, non appena il terrazzo sarà più rigoglioso, voglio fotografare questo effetto a strati...


 La Bergenia Cordifolia è una saxifragacea, prende il nome dal famoso botanico Karl August Von Bergen. Viene anche chiamata Giuseppina, perchè in alcune zone più fredde fiorisce nel periodo di San Giuseppe il 19 Marzo. Venne importata dalla Siberia nel 1700 e negli ultimi anni sono state create alcune varietà con fiori e foglie di diversi colori e foggie.
 Io però rimango affezionata all'originale, così come mi accade per Ciclamini, Violette, Primule, Rododendri... Questa è la Bergenia Crassifolia ed è facilissima da coltivare. Moltiplicarla è un attimo, basta asportare un pezzo di rizoma con qualche gemma e inserirlo nel terriccio mantenendolo umido. Non ha particolari esigenze di luce, è rusticissima, viene raramente attaccata da malattie e parassiti, può sopportare anche un po' di siccità, anche se in vaso patisce di più.


Ora lo so... confessate... vi ho fatto venire voglia di procurarvela, ma ce l'avete una nonna? Nei garden center non so se la trattino. Di sicuro la vedrete ancora nelle bordure di vecchi giardini. Però come dice Carlo Pagani, rubare talee e piccole porzioni di piante con lo scopo di moltiplicarle non è reato, è solo amore!

Ecco... Ora che ho fatto questo post mi sento davvero soddisfatta, trasgredire le mode mi appaga assai!
E anche fare il contrario di ciò che avevo pensato.
E questa pianta molto usata nel periodo Liberty rispecchia in pieno noi 4 "ciamporgne" di 4 toni di verde.
Flora



lunedì 17 febbraio 2014

Incanto di neve alla Tesoriera

C'ERA UNA VOLTA, il tesoriere del re. 
Per lui è stata costruita questa bellissima villa con parco che si affaccia su uno dei corsi principali di Torino, corso Francia, che univa e unisce il centro della città con la parte più periferica che conduce appunto ai nostri cugini d'oltre Alpe.

Quando la neve ricopre il parco, tutto assume un fascino quasi fiabesco e io non mi faccio mai sfuggire l'occasione per immergermi in quel silenzio, quel profumo, quell'aura di pace e luce… Ho trascorso in questo parco i giorni felici dell'infanzia (abitandovi di fronte!). Impossibile per me entrarvi e non rivivere quella spensieratezza, una vera terapia per staccare dai deliri dell'età adulta.

Quello che non tutti sanno è che questo parco e questa villa barocca custodiscono misteri che si tramandano di generazione in generazione, due bellissime leggende, a cui i cuori romantici come il mio vogliono credere…



Si narra che nottetempo, un cavaliere nero galoppi nel parco sul suo nero destriero, probabilmente il fantasma del "povero ricco" tesoriere Aymo Ferrero Di Cocconato, che morì tre anni dopo aver preso possesso della villa, per questo il parco è anche conosciuto come Giardin dèl Diau (giardino del diavolo).

giovedì 13 febbraio 2014

Paolo Pejrone - In Giardino d'Inverno

Nell'epoca del digitale, del web e la diffusione virtuale delle immagini, voglio fare un inno al fotolibro.
Oggetto sempre godurioso, da gustare appollaiati su un divano, impossibile da cestinare per sbaglio.
Non possedevo ancora libri di Paolo Pejrone e non ho mai capito perché… Finche il mio compagno il giorno del mio compleanno… Grazie Maurizio! 


I giardini fotografati sono tutti del Piemonte. Guardandoli mi dico, ma perché non ci sono andata anche io? In fondo l'Inverno è il riposo del giardiniere e delle piante, ma non del fotografo!!!
Come dice lo stesso Pejrone nella prefazione, d'Inverno il giardino diventa più luminoso perché le fronde spoglie fanno trapelare più luce.


L'Inverno è fondamentale per un buon risveglio del verde. Delle buone e salutari gelate, hanno lo scopo di preparare il terreno, di annientare crittogame e insetti nocivi, e far sentire un periodo di letargo alla pianta che fa accumulare le energie per un risveglio vigoroso, aggiungo io…



Qui in Piemonte la brina che ricopre tutto al mattino è chiamata Galaverna.
Non è bellissima questa parola? Sembra il nome di una fata…



Alcune citazioni dal testo di Paolo Pejrone:
Neve, gelo, tramontane e tormente non riescono a intaccare per fortuna il Grande Sogno: è solo questione di tempo e di pazienza. Il vero giardino lo sa bene e non dispera. Anzi.

Generosità contro generosità; l'ortolano e (il giardiniere) lo sanno bene: il poco produce poco. Vale la pena infine essere generosi… Come nella vita di tutti i giorni.

Sotto la neve c'è un mondo curiosamente felice e appagato, fatto di piante difese dai geli più forti: passata la buriana, aspettano schiacciate, timide, la Primavera.

In attesa di snuffiare le fioriture le mio terrazzo fra alcune settimane, sto snuffiando le pagine di questo libro… 
(mi accorgo adesso che forse è un piemontesismo snuffiare, cosa vorrà mai dire?...)
Flora



domenica 9 febbraio 2014

Parco del castello di Agliè

Tante volte ho sognato di essere in un'altra epoca... I vestiti fruscianti, i passi sulla ghiaia, altri odori, altri rumori... E se l'epoca in cui vivo veramente fosse solo una mia illusione? Se potessi solo concentrarmi per essere altrove? Forse tutti quanti viviamo in una illusione collettiva che ci fa credere di essere qui...


 Il parco del castello di Agliè ha visto tante epoche e tante nuove impostazioni del parco dal 1600 in poi.
La Serra Verde è vuota perchè ora è Giugno e le piante di Limone sono all'aperto... 
Ma non è Febbraio adesso? E se anche le stagioni fossero un'illusione della nostra mente e bastasse che tutti ci convincessimo che ora fa caldo?
In effetti i Limoni sono fuori e la serra ha le pareti ricoperte di Ficus Repens, caspita funziona!


 La Serra Berain mi ha stregata a prima vista. Forse utilizzato più come un giardino d'inverno, questo locale unisce le diverse serre circostanti.

In fondo a me stessa vorrei che non venissero mai restaurati questi affreschi. Che i muri conservassero gli stessi occhi dell'epoca che hanno vissuto. Che rimanessero un po' sfumati questi uccellini dipinti e queste scritte non si leggessero per intero...



domenica 2 febbraio 2014

Parco Naturale di Rocchetta Tanaro

Una mattina ti svegli e trovi un regalo fuori dalla finestra.
Una bella nevicata il primo di Dicembre, durante uno stage di Qigong. Il tema è l'Acqua uno degli elementi della Medicina Tradizionale Cinese e la sua stagione è L'Inverno.


 Mi fiondo fuori, non sono ancora le 8, gli altri partecipanti faranno colazione, mi devo ancora lavare il viso, ma la mia fotocamera scalpita, non ho scelta...


 Ci troviamo all'Ostello Pacha Mama, immerso nel Parco naturale di Rocchetta Tanaro.
Qui non ti danno solo da dormire, qui ti cullano! Lo spartano che uno si immagina, qui è stato rivestito di calore, negli ambienti accoglienti e nell'ospitalità.


 Enrica e suo marito gestiscono la cucina, e i loro piatti sempre diversi sono una gioia indescrivibile...
Raramente vedo cucinare con la stessa loro dedizione... Si diceva coi miei maestri Fausto ed Eliana, che una coppia di cuochi e intrattenitori così l'abbiamo trovata analoga a Bylakuppe, nel nostro recente viaggio in India qui 
E se insisto con le analogie, il Qigong era il movente di quel viaggio, come lo è stato di questo weekend al Pacha Mama. 
Qigong che vai, cibo buono che trovi...

mercoledì 29 gennaio 2014

il Tibet fuori dal Tibet

La nostra amica DebbieLa dell'Associazione Vimala

Viaggio a Bylakuppe, campo profughi tibetani - India

Buganvillea, old camp n.6
Mi ritengo very blessed, come ci ripeteva Debbie dell'associazione Vimala, per aver potuto accedere a questo piccolo e immenso mondo tibetano in India.
Lo siamo stati ancor di più io e il mio gruppo, perché i nostri 10 giorni a Bylakuppe coincidevano con l'arrivo del Dalai Lama e il suo ciclo di insegnamenti a cui abbiamo in parte assistito. Ma di questo voglio raccontarvi in un post a parte...
Bambino all'asilo del tdl Tibetan Dickey Larsoe Ci mostra felice il suo giocattolo, forse l'unico che possiede. Poco prima aveva cantato e ballato per noi in costume tradizionale, insieme ai suoi compagni. Non avevo mai sentito prima delle voci di bimbi così squillanti...



Old Camp n.5  A mio agio in ogni angolo di questo piccolo villaggio… I fiori, le piante, le bandierine di preghiera, i colori scelti con cura per la tinteggiatura esterna. Dove c'è la ricerca della bellezza c'è la ricerca di Dio, non c'è dubbio che il popolo Tibetano sia un popolo di pace.

Old camp n.5 - Pochissima gente per le strade al mattino. La maggior parte di loro si è alzata prestissimo per assistere ai Dharma di Sua Santità. Per me che fotografo cibi in studio e piante tutto l'anno, è quasi un sollievo non incontrare troppa gente per strada. Mi sarei sentita una turista invadente e avrei dovuto fare i conti con la mia timidezza.

Old camp n.5 - Catapultati in un mondo che devo solo avere immaginato nei racconti dei miei nonni sardi. Tutto così lontano dalla tecnologia, dagli esuberi, dallo stress e la frenesia, dal superfluo…

venerdì 24 gennaio 2014

La sedia della nonna

La mia mania di riciclo mi accompagna perennemente e a volte mi capita di vedere vecchie cose vicino ai cassonetti e averne subito di rimando l'immagine di come poter dare loro un'altra occasione... bauli, cornici, lampadari…
Ma questa è la storia di una sedia che aveva trovato il capolinea giusto sotto casa mia, destino?
Vederla di fianco al portone mi ha ricordato le sedie fuori dalle porte nei piccoli paesi del meridione, la mia nonnina vestita di nero che si faceva vento con un lembo del grembiule… Sì, quella sedia era lì per me.
Era scrostata e in parte foderata con carta adesiva in tinta (legno naturalmente!), ma io l'ho vista così solo per un attimo. Mentre me la portavo a casa già me la immaginavo in bianco shabby con decorazioni floreali a decoupagè, davanti al mio scrittoio.
Ed eccola ora in tutto il suo splendore, dopo una bella scartavetrata e una mano di vernice opaca all'acqua, data senza troppa precisione, per lasciarle il fascino del già vissuto e infine le decorazioni ritagliate da tovaglioli applicate senza uno schema preciso.
Insomma, prima di buttare qualcosa riflettiamo se non ci sia la possibilità di dargli una seconda chance...
Oppure ditemi dove la buttate! 
Ecco com'era quando era randagia…
Avete notato dove ho ambientato le foto?
Qualcuno riconosce questo magico posto? Indovina indovinello...

Buon recupero, Demetra



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